domenica 26 ottobre 2014

Eroi senza punti

















Non c' è niente di bello in tutto questo,
se l'arte è mossa dal disagio
c' è del triste in ogni quadro;
chiamare Poesia la disperazione,
in fondo è un'originale consolazione.
Piegarsi sulle ginocchia
e ritrovarsi sulla casella VIA di questo dannato Gioco!
Rido di me
come da piccolo ridevo di una formica
che scappa
inutilmente
su un tondo pallone.
Mi sono ubriacato di gente, feste e alcool
per raccontare qualcosa a quelli che ti chiedono sempre:
"Che mi racconti??"
Eppure oggi come un anno fa
mi ritrovo a spolverare dalla Storia
tracce di eroi
che il Gioco hanno rifiutato.
Abbandonate le carte, scoperte sul tavolo,
si sono alzati come aquiloni senza filo
mentre tutti,
sentendosi ancor più furbi,
li deridevano incrementando il loro mazzo
di preziosi punti.
Si sono presi le loro donne,
la loro speranza,
la loro vita.
Ho letto di anarchici morti
alla prima bomba,
di cantanti assassinati
alla seconda canzone,
di poeti agonizzanti
al terzo giro di rum.
Ed io,
sono ancora intorno al tavolo
ma mentre mescolo le lucide carte sto pensando a voi,
eroi senza punti,
figli della stessa rabbia.

venerdì 19 settembre 2014

Sorriso da ebete


















Solchi lasciati dalle lacrime,
mi fermo a ricordare
nella valle del cuore.
Spesso mi nascondo in bagno
accovacciato tra le pieghe del tempo,
immobile come il silenzio.
E forse non son capace
d'esser sereno.
Sento un cane randagio
che mi morde le budella.
Eppur sorrido davanti agli occhi suoi.
Zoppico nel parlare:
vorrei regalarti un cristallo
ma non mi reggo in piedi
e mi si spacca tra le mani.
Mille vetri conficcati ovunque
eppur sorrido davanti agli occhi suoi.
Combatto le mie battaglie
armato di stuzzicadenti
e piango i miei soldati
prima di andare a letto.
Forse è inutile
eppur sorrido davanti agli occhi suoi.

domenica 14 settembre 2014

Serata tra parentesi



Edith Piaf - non je ne regrette rien
















Ho visto un film francese
ed ho avuto
voglia di vino rosso in bottiglie impolverate;
voglia di un abbraccio di luce calda;
voglia di parole pensate piano;
voglia di ombre lunghe alla luce di candele;
voglia di affidarmi alle braccia di un divano consumato;
voglia di tener basso lo sguardo lungo vecchi marciapiedi;
voglia di una carezza da questa verde macchina da scrivere;
voglia di appoggiarmi alla tristezza del bancone di un bar.
Staccarmi come un bottone dalla giacca
questo vorrei
ma talvolta ho paura
come l'ultima goccia aggrappata al rubinetto!
Dobbiamo partecipare tutti al gioco di società della Società
non posso neanche andare a pisciare?
Ho vinto mani senza punti,
ma questo a me bastava.
Ho indossato camicie bianche,
ho lasciato l'anima al guardaroba
e sono andato a ballare.
Ho preso gomitate correndo dove andavano tutti
e ho lasciato il mio sangue in battaglie che non dovevo combattere!
(Ecco vorrei vivere qui, tra due parentesi)
o in quel film francese.
Farò compagnia a bicchieri semivuoti
agli angoli delle feste
e questa è una battaglia giusta.

venerdì 29 agosto 2014

Vermi in giacca e cravatta
















Chiacchierare con un barbone mi ricorda
che possediamo ben poco oltre una manciata di vita
e che la terra è fatta per sedersi.
In fondo
abbiamo inventato le panchine per non sporcarci il culo
e per prendere le distanze dai vermi!
Un uomo nudo mi ricorda un verme più
dei vermi stessi,
quindi non prendiamoci in giro!
Spesso finisco a discutere di vecchi treni vicini
o di giovani figli lontani.
Spesso provano a rifilarti un po' di marijuana,
più simile a lattuga in vero.
Spesso ti rivolgono parola in cerca di spiccioli
ed hanno mani aride come sassi.
Ma accettano la birra se gliela offri,
abituati agli sconosciuti
e si siedono per terra sull'asfalto polveroso senza paura.
Ed io li seguo,
con l'imbarazzo di chi entra in casa d'altri,
mi siedo
e mi ricordo che la terra è calda
e che i vermi lo sanno.

sabato 23 agosto 2014

Solo, alla stazione















Mi commosse quella sera,
un vecchio
con una borsa rotta in mano
e una giacca di un triste velluto.
A fatica camminava
aggrappandosi al muro e alla sua vita;
mi colse di sorpresa all'uscita della stazione:
"scusi, per caso lei va a Pescia, in centro?"
"No, oggi non ho la macchina" mentii rispondendo.
"Non importa, facevo un tentativo, grazie".
Mi ci volle qualche passo a capire,
a capire l'umanità di quelle parole
vere
come le rughe di un anziano.
Presi la macchina, tornai indietro, tardi:
vidi il signore montare a fatica in un'altra macchina;
aveva i talloni sbucciati dalle scarpe
quasi che il diavolo gli mordesse le caviglie!
Riaccesi e ripartii verso casa
chiedendo scusa al nostro povero mondo.
E così stasera
mi sono sentito parte dell'Uomo,
senza il bisogno di un nome ma con un'anima,
quando gli ho offerto un passaggio
dopo averlo rincontrato;
aveva un paio di scarpe pi u comode,
mi ha detto
e ha detto molte altre cose, sconnesse, a casaccio!
Vecchio pazzo
m'ha fatto arrivare in culo al mondo (altro che in centro a Pescia),
ma va bene così !
Guidavo per quelle viuzze
con un vecchio pezzetto di vita accanto,
lo portavo come si porta una candela,
piano.
Una fiammella di umanità
portata al riparo dal vento.

giovedì 21 agosto 2014

La ragazza dai capelli rossicci



















Prende il treno delle 9:12 talvolta,
borsa marrone a tracolla,
giacchetta,
studentessa universitaria.
Ha il volto timido e pensieroso,
occhi dubbiosi,
forse a causa degli occhiali;
le labbra sottili come lenzuola estive;
ed io
sono sempre curioso di guardarla
perchè non mi ricordo mai il suo viso;
così mi appoggio ad una colonna e sbircio la sua espressione:
ed è come ricordarsi di una cosa bella,
bella come una pittura fresca,
fresca come l'acqua del fiume.
Oggi in treno si è seduta davanti a me,
ed è stato bello il viaggio aspettando l'attimo in cui ci avrei parlato:
quel tipo di attimo che arriva sempre tra 5 minuti
e poi ancora 5,
ancora 5,
5...
E in fondo è bello anche starsene qui
ad aspettare il giorno in cui ci parlerai,
quei tipi di giorni che arrivano tra 1 settimana,
e poi ancora 1,
ancora 1,
1...

sabato 16 agosto 2014

Tempesta fuori e dentro la finestra

















La pioggia batte la terra
come un tamburo
ed io ascolto l'orchestra di tuoni
che stasera si esibisce.
Il weekend mi ha innervosito,
un giro di pista fallito
ma la corsa continua.
Scoraggiato dall'orario penso a domani
e a tutte le parole che mi dovrò inventare per campare,
diciamo,
discretamente;
penso a due occhi verdi e lucidi
di una ragazza ancora troppo lontana;
penso ai problemi di fisica da sbrogliare;
penso alla sveglia
e alla sua cinica voglia di suonare!
Apro un po' la finestra
per non respirare quest'aria
stanca
di pensieri e puzzo di piedi;
e mi godo una gozzata di questo vino,
rubato ieri sera alla festa.
Passare da un'umida cantina all'elegante movida Viareggina:
forse hai più tu da raccontare di me, Signor rosso!
L'ultimo sorso, è arrivata mamma..
e bum
buio,
è saltata la luce al cupo suono del tuono,
come un bambino che spenge le candeline
e il paese si fa oscuro.
Mentre il temporale urla come e dove vuole,
io combatto in silenzio e bevo
per ignorare quel che penso,
per non sentire la fatica,
per sperare che la serata non finisca mai
o finisca subito!